Per questo motivo è stata costruita una rete di analisi che incrocia banche dati fiscali, immagini satellitari, rilievi aerei e modelli statistici. Il confronto tra il “prima” e il “dopo” avviene in modo automatico, segnalando anomalie, discrepanze, incongruenze. L’obiettivo non è il controllo di massa, ma la selezione chirurgica. Migliaia di posizioni vengono filtrate, confrontando interventi dichiarati, planimetrie depositate e valore teorico degli immobili nelle diverse zone censuarie. Dove i numeri non tornano, scatta un alert.
È in questo contesto che entra in gioco una nuova fase della compliance fiscale, sostenuta anche da un potenziamento senza precedenti dell’organico dedicato ai controlli immobiliari. Dal 2026, l’attenzione si concentra sugli immobili riqualificati grazie ai bonus edilizi. Superbonus, Ecobonus, Bonus Facciate e ristrutturazioni ordinarie diventano la base di partenza per una verifica sistematica dell’allineamento catastale.
L’Agenzia delle Entrate ha programmato l’invio di circa 200.000 comunicazioni nei prossimi anni. Non si tratta di accertamenti immediati, ma di inviti alla regolarizzazione spontanea: un’occasione per aggiornare la rendita prima che venga attribuita d’ufficio.
Il presupposto è chiaro: se un intervento ha aumentato in modo significativo la qualità e il valore dell’immobile, la rendita catastale deve rifletterlo. In caso contrario, IMU e imposte locali risultano sottostimate. In una prima fase l’attenzione era rivolta agli incrementi più eclatanti, ma ora il raggio d’azione si amplia, includendo anche scostamenti più contenuti.
Le tecnologie utilizzate – satelliti e droni – consentono di individuare ampliamenti, recuperi di sottotetti, nuove pertinenze o volumi mai dichiarati, riducendo al minimo la necessità di sopralluoghi. Le immagini storiche confrontate con quelle attuali generano segnalazioni automatiche che i funzionari validano.
Variazione catastale, tempi e conseguenze
La normativa impone l’aggiornamento catastale quando gli interventi determinano un incremento di valore superiore al 15%. Una soglia che molti lavori agevolati superano facilmente. La variazione va presentata entro 30 giorni dalla fine dei lavori, tramite un tecnico abilitato e procedura Docfa.
Chi ignora le comunicazioni rischia l’attribuzione di una rendita presunta, calcolata sulla base dei parametri più onerosi. In quel caso, il contribuente ha 60 giorni per contestare, ma dovrà dimostrare – perizia alla mano – che l’analisi automatizzata ha sbagliato. La stagione dei bonus si è chiusa. Quella dei controlli, invece, è appena cominciata. E questa volta, lo sguardo arriva dall’alto.