L’Agenzia delle entrate sta iniziando dei controlli a tappeto su tutti i conti correnti: cosa dice la nuova norma e perché adesso cambia ogni cosa.
Immagina di aprire il tuo estratto conto e scoprire che non sei l’unico a osservarlo. Nessun allarme da film, ma una realtà sempre più discussa in Italia: i conti correnti non sono più la “casa segreta” dei tuoi soldi. Negli ultimi anni, infatti, si è fatto strada un dibattito silenzioso ma potente su chi può guardare dentro le tue finanze e con quali poteri lo può fare.

Ogni anno, milioni di cittadini italiani subiscono analisi incrociate dei loro dati finanziari per finalità fiscali. I movimenti, i saldi, gli accrediti e persino l’uso del contante possono essere confrontati con la dichiarazione dei redditi, con l’obiettivo dichiarato di scovare redditi non dichiarati o evasioni fiscali.
In base alle norme attuali, l’Agenzia delle Entrate e altri enti hanno accesso a queste informazioni grazie a banche dati e registri tributari, senza che sia necessaria una autorizzazione giudiziaria preventiva. Questo significa che i tuoi conti possono essere analizzati anche senza che tu venga avvisato, purché ci sia un legittimo accertamento fiscale in corso.
La legge permette anche di estendere i controlli a conti intestati a familiari, soci o conviventi, qualora emergano indizi che suggeriscano che quei conti siano utilizzati per “nascondere” redditi o trasferire somme in modo sospetto. Anche se il conto non porta il tuo nome, può finire sotto la lente se ci sono segnali chiari di collegamento economico o familiare.
Movimenti frequenti, versamenti importanti senza giustificazione o bonifici sospetti possono far scattare approfondimenti da parte del Fisco, che tende a confrontare ogni dato con le dichiarazioni presentate. In questo scenario, la trasparenza e la documentazione accurata diventano strumenti essenziali per difendersi da possibili contestazioni.
Ma qual è la novità che sta cambiando le regole del gioco?
Fin qui, nulla di particolarmente segreto. Ma negli ultimi giorni una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha fatto tremare le fondamenta del sistema.

La Corte ha stabilito che i controlli sui conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate non possono più avvenire su semplice autorizzazione amministrativa interna. In parole povere: non è sufficiente che un dirigente dell’Agenzia dica “sì, vai e guarda i conti”. Per accedere ai dati bancari di un contribuente ora serve un provvedimento di un giudice, che verifichi la reale necessità dell’indagine e la sua proporzionalità.
Questa decisione nasce da due ricorsi di contribuenti che si sono visti controllare l’intera cronologia delle operazioni senza alcuna tutela indipendente. Per la CEDU, il controllo dei conti è un’ingerenza profonda nella vita privata; pertanto, l’Italia deve adeguare il proprio ordinamento per garantire che tali controlli avvengano solo con garanzie giuridiche solide.





