Non partecipare alle assemblee condominiali non è vietato, ma può avere conseguenze economiche e legali. Ecco cosa rischi davvero e cosa sapere per tutelarti.
C’è un’abitudine silenziosa che accomuna molte persone: evitare certe riunioni pensando che, in fondo, non cambi nulla. Un impegno di troppo, una discussione che si preferisce evitare, la convinzione che tanto “decidono sempre gli altri”. All’inizio appare una scelta neutra, quasi liberatoria. Meno stress, meno polemiche, meno tempo sottratto alla propria vita privata. E invece, dietro quella che sembra semplice indifferenza, può nascondersi un effetto molto più concreto di quanto si immagini.

Perché quando si rinuncia a essere presenti in un luogo dove si prendono decisioni collettive, si rinuncia anche alla possibilità di incidere su scelte che, prima o poi, avranno conseguenze personali. Non si tratta solo di opinioni o preferenze: in gioco possono esserci spese, obblighi e cambiamenti che incidono direttamente sul proprio patrimonio.
Molti lo scoprono soltanto quando ricevono una comunicazione formale o una richiesta di pagamento inattesa. A quel punto, la domanda è inevitabile: davvero non partecipare era così irrilevante?
Il momento in cui gli altri decidono anche per te
Il contesto in cui tutto questo si verifica con maggiore evidenza è quello delle assemblee condominiali. Le riunioni tra proprietari non sono meri incontri formali. Sono l’organo decisionale dell’edificio, il luogo in cui si approvano bilanci, si stabiliscono preventivi di spesa, si deliberano lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, si nominano o si revocano amministratori, si modificano regolamenti e si fissano le regole di utilizzo delle parti comuni.

La legge è chiara: partecipare non è un obbligo. Nessuna norma impone al singolo condomino di presentarsi. L’assemblea è un diritto, non un dovere. Chi decide di non andare non commette alcun illecito e non subisce sanzioni per la sola assenza. Ma questo è solo il primo livello della questione.
Le delibere adottate in un’assemblea regolarmente convocata sono vincolanti per tutti, anche per chi non era presente. Se viene approvata una spesa importante, anche l’assente dovrà contribuire secondo i propri millesimi. Se si decide un intervento costoso, come il rifacimento della facciata o del tetto, l’obbligo di pagamento non viene meno per il semplice fatto di non aver partecipato. Se vengono introdotte nuove regole sull’uso delle parti comuni, esse si applicheranno indistintamente a tutti i condomini.
L’assenza, dunque, non protegge dalle conseguenze economiche né esonera dal rispetto delle decisioni prese.
Il dettaglio che può fare la differenza
C’è un ulteriore aspetto che spesso passa inosservato. Le delibere possono essere impugnate, ma solo entro limiti precisi. Alcune, se nulle perché contrarie alla legge o lesive di diritti individuali, possono essere contestate in ogni momento. Altre, invece, sono semplicemente annullabili e devono essere impugnate entro trenta giorni dalla ricezione del verbale da parte dell’assente.

Ciò significa che non partecipare e non leggere tempestivamente il verbale può comportare la perdita del diritto di reagire a decisioni ritenute ingiuste o pregiudizievoli. Non è possibile contestare una delibera soltanto perché non la si condivide nel merito: occorrono specifici presupposti giuridici e, soprattutto, il rispetto dei termini.
Esiste comunque una soluzione per non rinunciare completamente alla propria voce: la delega. Chi non può essere presente può farsi rappresentare per iscritto da un altro condomino o, salvo diverse previsioni regolamentari, anche da un soggetto esterno. Nei condomini più grandi, la legge pone limiti al numero di deleghe che una sola persona può detenere, proprio per evitare concentrazioni eccessive di potere.
È importante, infine, distinguere tra chi è assente e chi si astiene. L’astenuto è presente all’assemblea ma sceglie di non votare su un determinato punto. Viene conteggiato ai fini del quorum di presenza, ma la sua astensione non equivale a voto contrario. Anche in questo caso, ciò che conta è il raggiungimento delle maggioranze previste dalla legge.
Insomma, non partecipare alle assemblee condominiali non è un illecito, ma può trasformarsi in una scelta rischiosa. Si rimane obbligati al pagamento delle spese e al rispetto delle decisioni, pur avendo rinunciato a influenzarle. In condominio, l’indifferenza raramente è neutra. Spesso è semplicemente una decisione che altri prenderanno al posto tuo.





