In pensione con soli 15 anni di contributi: ecco come funzionano le deroghe Amato, introdotte negli anni ’90

Con le deroghe Amato introdotte negli anni ’90 si potrà andare in pensione con soli 15 anni di contribuiti: di cosa si tratta e come funziona.

Per milioni di lavoratori il traguardo della pensione resta legato a un numero preciso: 20 anni di contributi. È questa, in via ordinaria, la soglia minima richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Sotto quel limite, la prospettiva sembra drastica: niente assegno, contributi versati inutilmente, anni di lavoro che non producono alcun diritto.

pensione con 15 anni di contributi, calcolatrice e occhiali
In pensione con soli 15 anni di contributi: ecco come funzionano le deroghe Amato, introdotte negli anni ’90 Revisorionline.it

Eppure il sistema previdenziale italiano non è così lineare come appare. Accanto alla regola generale esistono eccezioni poco conosciute, rimaste nell’ombra per anni e oggi sempre meno utilizzate. Strade alternative pensate per chi ha avuto carriere frammentate, interruzioni improvvise, lunghi periodi senza versamenti.

Nel frattempo resta attiva anche un’altra possibilità: chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 può accedere alla pensione con soli 5 anni di contributi, ma solo al compimento dei 71 anni e con assegno interamente contributivo. Una soluzione estrema, spesso poco conveniente, che non riguarda però chi ha versamenti precedenti a quella data. Il punto centrale è un altro: esiste ancora nel 2026 un modo per andare in pensione con soli 15 anni di contributi, ma solo in presenza di condizioni molto precise.

Le deroghe che resistono al tempo (ma per pochi): come andare in pensione con 15 anni di contributi

La possibilità nasce con il D. Lgs. n. 503/1992, la cosiddetta riforma Amato, voluta dal governo guidato da Giuliano Amato. Il provvedimento introdusse quattro deroghe al requisito dei 20 anni; oggi ne restano operative tre. La regola fondamentale è una: serve almeno un contributo versato prima del 1° gennaio 1996. Questo requisito, con il passare degli anni, restringe automaticamente la platea.

euro, penna e calcolatrice sistemati su di un tavolo
Le deroghe che resistono al tempo (ma per pochi): come andare in pensione con 15 anni di contributi Revisorionline.it

Le tre strade ancora percorribili sono:

  • aver maturato 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992;
  • aver ottenuto entro quella stessa data l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria;
  • possedere un’anzianità assicurativa molto lunga e una carriera discontinua (almeno 10 anni con meno di 52 settimane annue di versamenti).

Quest’ultima ipotesi è la più utilizzata oggi, ma nel 2026 richiede un’anzianità assicurativa di 31 anni, destinata ad aumentare negli anni successivi.

La quarta via nascosta: il computo nella Gestione separata

Chi non rientra nelle deroghe rischia davvero di perdere tutto? In linea generale sì: senza 20 anni di contributi non si matura il diritto alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Esiste però una soluzione alternativa, meno nota ma perfettamente legittima: il computo nella Gestione separata dell’INPS. Questa opzione è riservata a chi:

  • ha almeno un contributo mensile nella Gestione separata;
  • possiede 15 anni di contributi complessivi, di cui almeno 5 dopo il 1° gennaio 1996;
  • aveva meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

Attraverso il computo si accetta il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, ma si ottiene l’accesso alle regole dei contributivi puri, inclusa la pensione di vecchiaia a 71 anni con soli 5 anni di versamenti. Le deroghe introdotte negli anni ’90 non sono destinate a scadere, ma a esaurirsi naturalmente. Quando non ci saranno più lavoratori con contributi antecedenti al 1996, questa possibilità scomparirà di fatto. Per chi oggi si trova fermo a 15 anni di contributi, conoscere queste strade può fare la differenza tra perdere tutto e garantirsi comunque un assegno. In un sistema previdenziale complesso, l’informazione resta la prima vera tutela.

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