Pignoramenti a tappeto da parte del Fisco, ecco che cosa sta accadendo e chi rischia davvero grosso: tutto quello che bisogna sapere.
C’è un dato che pesa come un macigno sui conti pubblici: migliaia di procedure avviate ogni anno che si trasformano in un nulla di fatto. Provvedimenti, notifiche, indagini, costi amministrativi. E poi? Spesso, fondi già spariti. Nel 2024 sono stati avviati circa 600mila pignoramenti, ma solo poco più di uno su cinque è andato a buon fine.

Un risultato che, a fronte di un incasso complessivo di 1,3 miliardi di euro, lascia comunque aperta una questione cruciale: come evitare di disperdere energie e risorse in azioni destinate al fallimento? La risposta non sta nell’aumentare la quantità degli interventi, bensì nel renderli chirurgici. Meno colpi alla cieca, più operazioni mirate. Una selezione preventiva che consenta di colpire solo dove esistono concrete possibilità di recupero. Ma qual è lo strumento che potrebbe rendere tutto questo possibile?
Pignoramenti a tappeto da parte del Fisco: cosa bisogna sapere per non correre rischi
La chiave si trova in un archivio immenso, costruito negli anni quasi in silenzio. Un patrimonio informativo che contiene oltre 2,5 miliardi di documenti digitali, capaci di ricostruire nel dettaglio i rapporti economici tra professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni. Stiamo parlando delle fatture elettroniche.
Grazie a un intervento normativo inserito nell’ultima Legge di Bilancio, l’Agenzia delle Entrate potrà utilizzare questi dati non solo per analisi di rischio e controlli fiscali, ma anche per rendere più efficace la riscossione coattiva. In che modo? Intercettando i crediti commerciali dei debitori prima che vengano incassati.

Spesso i pignoramenti risultano infruttuosi perché, quando si interviene, le somme sono già state trasferite o rese irreperibili. Con l’accesso alle informazioni contenute nelle fatture elettroniche, sarà invece possibile individuare chi deve ancora pagare il contribuente moroso e bloccare quei flussi prima che finiscano sul suo conto corrente. Si tratta di un potenziamento del cosiddetto pignoramento presso terzi, che consente di agire direttamente sui soggetti che devono effettuare pagamenti al debitore.
Non sarà però una caccia indiscriminata. L’intervento resterà circoscritto ai contribuenti con debiti iscritti a ruolo, e ogni azione verrà calibrata sulla base di un’analisi del rischio: si procederà solo laddove esistano reali possibilità di recupero. L’obiettivo non è moltiplicare i provvedimenti, ma aumentarne l’efficacia, riducendo sprechi e tentativi a vuoto. Una svolta silenziosa che potrebbe cambiare in modo significativo il rapporto tra Fisco e contribuenti morosi.





